F. Robbe, SEVESO 1976. Oltre la diossina
pref. di A. Tornielli, Itaca, Castel Bolognese (RA), 2016
pref. di A. Tornielli, Itaca, Castel Bolognese (RA), 2016
Federico Robbe, cresciuto a Reggio Emilia, vive a Seveso con la moglie e i tre figli. Ha conseguito il dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano.
Tra le sue pubblicazioni: L’impossibile incontro. Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta, Franco Angeli 2012 (finalista premio Acqui Storia); Andreotti e l’Italia di confine.
Lotta politica e nazionalizzazione delle masse, 1947-1954 (con P. Gheda), Guerini e Associati 2015; “Vigor di vita”. Il nazionalismo italiano e gli Stati Uniti (1898-1923), Viella 2018.
Attualmente scrive di food e retail per un gruppo editoriale specializzato, coltivando sempre la passione per la storia e per la sua città.
“Quando alcuni amici più grandi mi hanno chiesto di approfondire e raccontare la storia del disastro di Seveso ero un po’ titubante, lo ammetto. Nel 2016 della vicenda sapevo ben poco, anzi, direi quasi nulla. Se non che fosse un evento del passato abbastanza catastrofico e drammatico. Oltretutto venivo da un percorso di studi più orientato alla storia internazionale, con ricerche in archivi americani, tra cui quello della Cia, per ricostruire le operazioni dei vari centri decisionali statunitensi in Italia durante la Guerra Fredda. Eppure ho deciso di fidarmi e ho iniziato. E quello che poteva sembrare solo un episodio di storia locale si è rivelato molto più grande. Fin dai primi incontri con i testimoni di quegli anni mi sono accorto che oltre al disastro c’era molto di più. E che si poteva stare davanti al dramma della diossina in modo diverso, senza scappare o minimizzare, ma cercando di ricostruire il tessuto sociale del paese. Questa è la storia che si è dipanata di giorno in giorno grazie a letture e ricerche, e soprattutto grazie a tantissimi incontri con i testimoni di quegli anni. Ognuno con un’esperienza e un punto di vista diverso, in base alla professione che svolgeva, al grado di coinvolgimento e all’età che aveva all’epoca dei fatti. Ma tutti accomunati da un giudizio: un popolo unito può costruire e infondere speranza anche quanto tutto sembra perduto. Questo è il messaggio, potentissimo e molto attuale, che ho visto da vicino durante la stesura del libro. E spero che anche chi vorrà accostarsi alla lettura possa intuire questa disposizione d’animo”.


